IN CAMPANA NELLA PIANURA PADANA!
| AMBIENTE |
La nostra pianura è tra i luoghi più inquinati della Terra
«La Pianura Padana è uno dei punti caldi in Europa anche per i livelli di inquinamento, dovuti alla concentrazione di attività industriali, agricole e di allevamento, alla rete viaria e al fatto che è circondata su tre lati da alte catene montuose».
Lo dice l'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr), che ha organizzato alla Base Sperimentale di S. Pietro Capofiume (Bologna) una campagna internazionale per individuare i meccanismi responsabili delle polveri sottili.
La dotazione strumentale di misura avanzata messa in campo nella campagna di misurazione non ha precedenti in Europa; è stata messa a disposizione grazie all'interesse di gruppi di ricerca stranieri per i quali la Pianura Padana è un laboratorio ideale per studiare l'inquinamento.
Ma le rivelazioni più drammatiche sono state fornite da Envisat, il satellite il più grande del mondo dedicato al monitoraggio ambientale lanciato dall’ESA nel febbraio del 2002, dotato di ben dieci strumenti scientifici Il sensore di bordo SCIAMACHY di Envisat produce una mappa dell’inquinamento aereo globale.
Sulla base delle osservazioni effettuate da Envisat in 18 mesi, questa mappa atmosferica globale ad alta risoluzione dei livelli di diossido di azoto rende chiaro e immediato l’impatto delle attività umane sulla qualità dell’aria.
Il diossido di azoto viene prodotto nelle emissioni delle centrali elettriche, delle industrie pesanti e del trasporto stradale, oltre alla combustione di biomasse.
Il satellite ha rilevata una concentrazione molto alta di biossido di azoto, in diverse parti del mondo, tra cui la pianura padana. Le maggiori concentrazioni di biossido di carbonio si trovano sulla Valle Padana, nell'Europa settentrionale, sulla costa est degli Stati Uniti, in Sudafrica e nella estesa regione asiatica che comprende, oltre la Cina anche il Giappone e la Corea. Tutte zone dove lo sviluppo dell'attività umana è sempre più intenso.
L’area dell’Italia settentrionale è più vulnerabile a causa dell’orografia, di una circolazione dei venti difficile che provoca come conseguenza un ristagno delle immissioni.
Milano non produce più inquinanti di una città tedesca come Amburgo però quest’ultima può beneficiare di una circolazione aerea più favorevole. Nella Pianura Padana invece c’è un accumulo che aggrava la situazione. L’aria stagnante nella valle del Po contribuisce ed esalta i valori dell’inquinamento tanto da risultare anche dieci volte superiori a quelli che hanno le stesse fonti, ma una circolazione aerea più normale.
Questo è un esempio di come la scarsa circolazione dell’aria aggrava l’inquinamento.
Dal Congresso della American Thoracic Society risuonano allarmi per le conseguenze sulla salute dell’inquinamento atmosferico. Secondo recenti ricerche, l’inquinamento da polveri sottili sarebbe causa diretta di molti più decessi di quanto non si fosse supposto finora, persino di soggetti non a rischio.
Le osservazioni da satellite confermano che il problema si origina in modo intensivo nelle zone più industrializzate, ma che chiaramente non è un problema locale: in atmosfera non esistono frontiere, per cui la contaminazione si estende su altri paesi e su aree incontaminate. L'inquinamento dell'aria in Valle Padana costituisce un’ emergenza critica.
Secondo le statistiche nazionali, tale inquinamento ammonta ad almeno metà di quello complessivo del Paese. Le concentrazioni in atmosfera di particolato, ossidi di azoto, ozono e altri inquinanti sono fuori controllo, superando del triplo il limite di giorni di superamento annuo consentito dalle direttive europee.
Particolarmente rilevante è anche la questione delle emissioni di gas serra e di dispersione di calore
in atmosfera, da parte del sistema padano, con i suoi pesanti effetti - già evidenti e di sicura
intensificazione a breve termine - di tropicalizzazione del clima, scomparsa dei ghiacciai delle Alpi,
incipiente desertificazione.
Impatti devastanti riguardano la vegetazione per fenomeni di acidificazione e per altri processi fitopatologici che possono ridurre fino al 20% la produttività agricola di alcune colture, con effetti difficilmente stimabili anche sulle qualità nutrizionali delle derrate agricole.
Impatti pesantissimi riguardano infine il paesaggio per effetto della desertificazione in corso ed i
beni culturali, aggrediti dalle deposizioni acide.
La Pianura Padana ha la più grande concentrazione degli allevamenti degli animali d’Italia. Questi e tutte le attività ad essi correlati sono la causa principale dell’innesco delle reazioni a catena ch hanno portato questa zona a trasformarsi in una vera e propria camera a gas, soprattutto d’estate. Ma gli allevamenti hanno una duplice valenza nel contribuire all’inquinamento della zona perché, oltre al trasporto locale che incrementano, producono una notevole quantità di biomassa che necessita di essere smaltita. Ed ecco che in Pianura Padana gli inceneritori ammontano già a una cinquantina, coprendo il 38% del trattamento dei rifiuti e contribuendo al rilascio di rifiuti gassosi invisibilmente pericolosi.
Per quanto riguarda gli effetti sulla salute, secondo l’ultimo rapporto dell’OMS, i decessi a causa dello smog dell’aria in Italia sono quasi pari a quelli degli incidenti stradali .
E’ questo il dato allarmante che proviene dal nuovo studio condotto dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) per conto dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (APAT). La ricerca, dal titolo “Impatto sanitario del PM10 e dell’ozono in 13 città italiane”, ha preso in esame 13 città con più di 200.000 abitanti: Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania e Palermo, per un totale di nove milioni di persone (il 16% del totale della popolazione nazionale).
I risultati dello studio, presentati a Roma nell’ambito del seminario di sanità pubblica su inquinamento atmosferico, traffico urbano ed effetti sulla salute, rilevano un ruolo sempre più preoccupante di questi componenti chimici nell’incidenza delle malattie cardiocircolatorie e respiratorie.
Tra il 2002 e il 2004 gli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 microgrammi a metro cubo (æg/m3) hanno causato una media annuale di 8.220 morti, vale a dire il 9% della mortalità negli over 30 per tutte le cause, esclusi gli incidenti stradali. Di queste morti, in base alle nuove conoscenze disponibili sugli effetti sanitari del PM10, è possibile scomporre l’impatto della mortalità per gli effetti cronici oltre i 20 æg/m3 in: cancro al polmone per 742 casi all’anno, infarto per 2.562 e ictus per 329. Tra le malattie provocate dal PM10 compaiono bronchiti, asma e diverse patologie respiratorie e cardiache che causano numerosi ricoveri ospedalieri.
La mappa compilata con l’osservazione spaziale dimostra chiaramente che le aree più evolute della Terra soffrono tutte dello stesso male ambientale. E insieme devono convincersi della necessità di trovare e applicare rimedi efficaci.

Immagine satellitare tratta dal sito del magazine Newscientist


